Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Operazione re-start: la nuova vita dell’azienda che stava per scomparire (e ha già raggiunto l’obiettivo fissato per il 2015)

Decisamente non una startup, con quella storia alle spalle iniziata nel 1964 nel peino del distretto calzaturiero di Montebelluna (Treviso). Piuttosto un’operazione di re-start industriale, con l’ingresso della Finanziaria regionale, Veneto Sviluppo, nel capitale della Garmont international Srl. Un nome noto nel settore delle calzature da montagna e attività outdoor: distribuito in oltre 35 Paesi, è entrato in crisi e nell’aprile del 2014 il marchio è stato ceduto alla newco presieduta dall’imprenditore veneto Pierangelo Bressan. “Venivo da tutt’altro settore – racconta – all’inizio percepivo la diffidenza: e questo cosa vuole? Ci siamo messi a lavorare seriamente, e questi sono i primi risultati”.

 

</span></figure></a> Bressan (Garmont) e Russo (Veneto Sviluppo) siglano l’intesa
Bressan (Garmont) e Russo (Veneto Sviluppo) siglano l’intesa

In nove mesi di operatività, Garmont ha chiuso il 2014 con un fatturato di 7,7 milioni (e un margine operativo lordo di 606mila euro). Al 30 giugno 2015 il fatturato è di 6,6 milioni, e ci sono ordinativi con consegna entro il 31 dicembre per 3,1 milioni: in sostanza è già stato raggiunto – in anticipo – l’obiettivo fissato dal business plan per l’anno in corso. Sono stati salvati 15 posti di lavoro, e nell’ultimo anno sono state fatte due assunzioni.

Marchio e progettazione restano saldamente sul territorio: la produzione è in parte delegata ad altre aziende (italiane e, per la linea “bassa”, cinesi). Veneto Sviluppo partecipa al capitale con una quota del 25%, per circa un milione, tramite il fondo capitale di rischio: non è la prima volta che interviene in aziende “che per molti motivi sono arrivate sull’orlo della liquidazione – spiega il presidente Giorgio Grosso – ma hanno al proprio interno competenze, tradizione, cultura d’impresa tali che, quando ripartono, centrano in breve l’obiettivo”.
SAM_0642

La Finanziaria ci mette, oltre al finanziamento in senso stretto, un surplus di sostegno, e anche per questo è stata scelta rispetto a soluzioni diverse come l’ingresso di fondi stranieri, che pure avevano bussato alla porta di Garmont. “Un capitale che è fatto anche di buona volontà nel lavorare insieme”, sintetizza Gianmarco Russo, direttore generale di Veneto Sviluppo.

La nuova squadra ha iniziato a lavorare insieme “quando si è capito che l’azienda era su un binario chiuso – racconta Bressan – Nuovi investitori e il management che c’era, insieme, hanno reso solido il progetto e passato ogni vaglio, anche quando si è trattato di contare una ad una 5mila paia di scarpe in magazzino: tempistiche rispettate, affidabilità per i clienti, patti mantenuti, fornitori pagati. Così anche le banche non si sono tirate indietro e hanno concesso il credito necessario. Ora le nuove risorse rendono possibile investire sul prodotto, l’unica strada efficace, e sulla comunicazione e partecipazione alle principali fiere”.

L’obiettivo è una “convinta crescita”: l’azienda trevigiana ha iniziato a studiare e prototipizzare nuove linee di prodotti, anche per allargare la fascia di clientela: “Non c’è solo chi scala i 3mila metri, c’è tutta una serie di attività che si fanno in montagna e che piacciono ai giovani in cui possiamo entrare senza abbassare la qualità che ci distingue, ma allargando l’offerta”, spiega Bressan.

Il piano industriale guarda con decisione all’export, al momento di poco inferiore all’80%, e all’apertura di nuovi mercati. Quello americano, intanto, sta dando risposte superiori

</span></figure></a> Stivali Tactical
Stivali Tactical

alle attese: “Abbiamo scelto di essere presenti con una filiale, nostra al 100%, e non solo con degli agenti. È stato un azzardo, il concordato è stato omologato solo lo scorso marzo, ma già oggi un nostro prodotto è stato approvato dall’esercito Usa (oltre che da quello australiano)”.

Gli stivali Tactical Garmont, pensati per i militari, sono stati venduti in circa 21mila paia nel 2014, per 800mila euro di ricavi; a fine giugno siamo già a quota 12mila, ma gli ordini arrivati dicono che si arriverà a 35mila.