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L’azienda che dice sì al demansionamento per evitare i licenziamenti

Il demansionamento “non è più una ipotesi da respingere a priori, ma uno strumento da gestire con la contrattazione in alternativa ai licenziamenti”.
Alla Ilnor di Gardigiano di Scorzè, Venezia, l’accordo sindacale – innovativo – porta la firma sia della Fim che della Fiom (e nemmeno questo è scontato).

Lo scorso settembre l’azienda metalmeccanica specializzata nella produzione di laminati industriali, controllata dal 2010 dalla eredi Gnutti di Brescia, ha presentato alle rappresentanze sindacali un piano di ristrutturazione visto il perdurare della crisi, che già da tre anni prevede un contratto di solidarietà per tutti i dipendenti. Si prevedeva la chiusura della fonderia, l’accentramento degli uffici commerciali, amministrativi e acquisti a Brescia e la riduzione degli occupati nel laminatoio (l’attività prevalente svolta nel sito veneziano) con il conseguente esubero di 55 lavoratori su 130.

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Nell’accordo le parti hanno convenuto sulla decisione dell’azienda di ridurre l’attività produttiva della fonderia, mentre la mancanza di lavoro nei laminatoi viene riconosciuta come transitoria.

Le soluzioni individuate per evitare i licenziamenti sono più di una: un contratto di solidarietà di tipo difensivo da utilizzare fino al 31 ottobre 2016, quando si farà il punto sulla situazione e l’andamento degli ordini; una procedura di mobilità volontaria per 30 persone, che sarà aperta fino al 29 febbraio 2016 (per chi firma un accordo entro il 31 dicembre 2015, con eventuale termine del rapporto di lavoro anche successivo a questa data, l’incentivo è di 25mila euro lordi; dal 1. gennaio scende a 15mila); per il personale in uscita, l’azienda valuterà la possibilità di un supporto tramite l’intervento di esperti per l’analisi delle competenze e l’aiuto al ricollocamento.

La parte più innovativa si legge al paragrafo 4 dell’intesa: “L’azienda, ove possibile, predisporrà degli interventi di affiancamento per i lavoratori in esubero per verificare la possibilità di inserirli all’interno del reparto dove oggi non sono presenti e di adibirli a questi lavori, a oggi oggetto di appalto, anche con possibile demansionamento a parità di livello e retribuzione”.

In sostanza, per far fronte al calo di lavoro il personale è disponibile a svolgere mansioni “a più basso contenuto professionale”, spiega Stefano Boschini della Fim Cisl, mantenendo inalterato lo stipendio e l’inquadramento. La prova che questo argomento non è più un tabù, se la priorità è evitare licenziamenti. Al paragrafo 7 si ribadisce che “come richiesto dal sindacato, l’azienda valuterà la possibilità – compatibilmente con le esigenze economiche, tecniche, organizzative, produttive ed economiche – di internalizzare quelle attività attualmente oggetto di appalto a ditte esterne”.

  • michele |

    Io penso che bisognerebbe trovarsi o incontrarsi tra le 2 parti.
    La domanda e’ chiudiamo o ridimensioniamo?se la risposta e’ la seconda bisogna dare in incentivo in piu’ all’operaio licenziato,l’zienda deve contrattare non con i sindcati,ma con gli operai.
    Questo e’ il mio forum.
    http://www.ilforumditutti.net/

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