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Contadini ai fornelli: il Veneto forma i primi agrichef (meno stelle, più stalle)

Quando vi sedete a tavola, oltre alle stelle, badate alle stalle: e agli orti, e agli alberi da frutto. Se poi chi sta ai fornelli è la stessa persona che conosce ogni qualità, ogni passaggio degli alimenti che vi servee che ha coltivato o allevato personalmente, allora il quadro è completo.

Si chiama agrichef l’innovativa figura alla quale Coldiretti Veneto dedica un primo corso di formazione, ma l’obiettivo è creare una scuola permanente. Nella sede di Mestre si è svolta la prima selezione fra i candidati, tre per provincia, che accederanno alle prime lezioni. Ne sono stati ammessi otto: uno per area, ma c’è il caso Belluno, dove i due partecipanti erano semplicemente troppo bravi per scegliere.

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I sei frequenteranno lezioni dedicate alle caratteristiche del prodotti regionali, alle tecniche di conservazione, alla trasformazione e preparazione di alimenti a basso impatto ambientale. L’idea è nata proprio ad Expo, dove l’accento era tutto sul cibo e il suo valore. La formazione prevede sia lezioni teoriche che pratiche: lezioni destinate a essere utili e condivise, quando saranno messe a disposizione su un canale Youtube dedicato.

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I magnifici otto hanno gareggiato sotto lo sguardo dell’agrichef – il primo, sostanzialmente, della categoria – Diego Scaramuzza, ognuno con ingredienti del proprio territorio e della propria azienda. Età diverse (dalla classe 1964 alla 1994), alle spalle per qualcuno una vita nell’azienda di famiglia, per altri studi di architettura o la laurea in amministrazione e controllo di gestione.

Hanno avuto dieci minuti di tempo per mettere insieme un piatto con gli ingredienti da loro scelti e, dove necessario, preparati in anticipo: fino al “mani in alto” finale. Ciascuno ha anche scelto il destinatario ideale della preparazione: uno sportivo, un manager con poco tempo a disposizione, una persona con intolleranze alimentari, uno straniero con possibili incompatibilità legate alla religione.

C’è chi ha messo nella vellutata uno yogurt greco che ha fatto arricciare il naso alla giuria, chi è scivolato sulla pancetta in un piatto teoricamente destinato a tutti,  chi è inciampato sul sale e chi era troppo convinto del soffritto o ha osato una passata di pomodoro confezionata.

agri3Ma si sono viste anche grandi cose: come la carne marinata nella birra e nel pino mugo di uno dei due cuochi bellunesi, Fabrizio, che ha inserito anche arnica, rose e violette nei suoi tortelli (spazzati via dai giurati). Per entrambi i vincitori bellunesi – l’altro è Matteo, che gestisce da solo il suo agriturismo (solo un aiuto nel servizio ai tavoli) – alle spalle ci sono gli studi alberghieri, ma per molti agrichef ha contato l’esempio di mamme e nonne che ai fornelli hanno dedicato tempo e passione.

Ecco i vincitori:

  • Padova (ingredienti: carne rossa, vino rosso e cavolo): Valentina Ongaro – Agriturismo Al Peraretto
  • Rovigo (ingredienti: cozze, insalata di Lusia e farina di mais): Tatiana Pastorelli – Az agr. Tatiana Pastorelli (ha 23 anni!)
  • Venezia (ingredienti: asparagi, formaggio Dop e uova): Tania Pasin – Ai Carpini
  • Treviso (ingredienti: radicchio Verdon, formaggio Dop e vino bianco Dop): Elena Bordin – Bosco del Falco
  • Belluno (ingredienti: patate, agnelo e fiori eduli) ex aequo: Matteo Monastier (La Brusca) e Fabrizio Pescosta (Piccola Baita)
  • Verona (ingredienti: riso, pesce di lago e erbe di campo): Cinzia Beozzi – Tre Rondini
  • Vicenza (ingredienti: carne bianca, frutta secca ed erbe aromatiche): Chiara Niero – Al Casale