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Chiude il ponte, per raggiungere l’azienda serve un valico di montagna: l’appello del prosciuttificio

Fare azienda in zone di montagna ha le sue specificità: c’è chi in un inverno bianco ha messo in bilancio la neve da spalare per liberare il piazzale, e chi – per un ponte chiuso, in ristrutturazione – deve fare appello alla pazienza di clienti e fornitori, oltre che di tutto il personale.

Succede a Sauris, provincia di Udine, dove il ponte sul Lumiei, che consente di arrivare alla cittadina, è chiuso al traffico dal 18 aprile per consentire i lavori di riqualificazione dell’infrastruttura, fino a giugno (ma non c’è ancora una data precisa prevista per la riapertura). Il prosciuttificio Wolf – 50 dipendenti , un e-commerce  da oltre 2mila clienti online), fatturato di 14 milioni e un export del 5% – sta facendo i conti con una nuova organizzazione che prevede l’utilizzo dell’unica strada alternativa, ovvero, il passaggio dal passo Pura, a 1.400 metri di altezza: un percorso articolato di montagna, con una galleria molto stretta, alternativa non facile vista la necessità del passaggio di mezzi pesanti per il trasporto di materie prime e prodotti finiti.

</span></figure> Il viaggio in una foto d’epoca
Il viaggio in una foto d’epoca

 

La strada si allunga di almeno mezz’ora: «Chiediamo di portare pazienza a clienti e fornitori, come a tutto il nostro personale che deve raggiungere Sauris ogni giorno – afferma Claudio Pravato della direzione commerciale  – Fino al mese di giugno, la strada alternativa per arrivare da noi valica il passo e attraversa un’angusta galleria naturale che impedisce l’accesso ai mezzi pesanti di stazza più importante, e rallenta di molto il traffico in genere. Sarà un periodo piuttosto impegnativo per tutta la nostra azienda, per gli spostamenti delle maestranze, fino alla fornitura della materia prima, alle spedizioni quotidiane ed a tutto quello che ruota attorno ad una realtà produttiva. Confidiamo nella collaborazione di ognuno, per affrontare questo periodo nel miglior modo possibile».

Sauris, provincia di Udine, ha un nome conosciuto soprattutto per l’agrolimentare, tanto che il Comune ha avviato mesi fa le procedure per inoltrare una diffida legale a coloro che utilizzano il nome Sauris/Zahre (quest’ultimo è il nome tedesco della cittadina) a scopo commerciale, senza che i prodotti, oggetto dell’attività imprenditoriale, vengano effettivamente realizzati qui o senza che l’azienda che li produce o commercia abbia sede nel Comune di Sauris, che gode delle norme di tutela e promozione delle minoranze di lingua tedesca del Friuli Venezia Giulia (legge regionale numero 20, del 20 novembre 2009).

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La norma prevede la promozione e il rafforzamento delle specificità culturali e linguistiche delle minoranze di lingua tedesca presenti sul territorio, come quella di Sauris. E le specificità culturali sono rappresentate anche e soprattutto dai saperi della tradizione, tipici di un determinato luogo, divenuti peculiarità produttive per diverse aziende locali. Nascendo a Sauris, ed avendo in questo luogo unico la loro sede produttiva, le imprese che rappresentano il tessuto produttivo tipico saurano sono l’incarnazione esatta del nome storico Zahre, che viene tutelato a livello legislativo perché appartenente a un ambito territoriale di minoranza linguistica tedesca.

Inoltre, il decreto legge 30 (10 febbraio 2005,  articolo 29), protegge le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un paese, una regione o una località, quando siano adottate per designare un prodotto che ne è originario, e le cui qualità, reputazione o caratteristiche siano dovute esclusivamente o essenzialmente all’ambiente geografico di origine, comprensivo di fattori naturali, umani e di tradizione. La legge vieta l’uso di indicazioni geografiche e di denominazione di origine, quando sia idoneo ad ingannare il pubblico sul vero luogo di origine. Ecco perché l’amministrazione comunale ha valutato una maggior tutela legale del nome Sauris/Zahre, in capo alla sola comunità saurana, perché nessuno possa appropriarsi del nome o sfruttarlo senza appartenerle.