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Seta italiana per l’indumento sacro del rito ebraico (e le filande riaprono o diventano musei)

Il talled è l’indumento sacro usato nel rituale ebraico, la cui storia risale ai tempi della compilazione della Torah: un ampio telo di stoffa bianca a strisce azzurre o nere, solitamente di lana, cotone o seta. Riccardo Di Segni, il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, questa mattina è stato a Nove (Vicenza) per rinnovare in Italia, dopo più di 60 anni di assenza, un’antica tradizione legata alla realizzazione di questo scialle.

Le frange servono per adempiere il comandamento espresso dalla Torah: “Metterai delle frange alle quattro estremità del mantello con cui ti copri” (Libro del Deuteronomio 22:12). Sono formate da quattro fili doppi, per un totale di otto, di cui uno più lungo si avvolge intorno agli altri; sono legate in un determinato numero di nodi, corrispondente al valore numerico delle lettere che compongono il nome di Dio o (in base ad altri usi) al valore numerico dell’espressione “HaShém Echad” (“il Signore è uno”).

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Secondo un cerimoniale raro nel mondo (ad oggi si svolge solo in Israele e negli Stati Uniti) ed unico in Italia, Di Segni ha voluto partecipare a tutte le fasi di produzione del cordoncino di seta che servirà per la realizzazione delle frange –  in ebraico tzitzit –  che verranno attaccate ai quattro angoli del tradizionale scialle di preghiera come promemoria dei comandamenti.
Grazie al recente ripristino di una filandina – il macchinario che serve per trasformare i bozzoli in filo di seta – un filato interamente prodotto in Italia può tornare ad essere utilizzato nella creazione degli scialli rituali ebraici, nel rispetto delle Antiche Scritture.

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Attualmente la filandina, risalente al 1971 e a oggi unica nel suo genere in Europa per la produzione di seta di alta qualità, è ubicata presso il laboratorio orafo D’orica, capofila di un gruppo d’imprese che dopo circa 50 anni ha ricostruito e riorganizzato l’intero ciclo produttivo della seta in Italia.
Una seta 100% italiana, dal baco da seta al filato, prodotta secondo principi etici e a breve anche biologica.

Derivata da una filiera certificata 100% Made in Italy sarà destinata all’utilizzo in vari settori: oltre a quello della moda, questa seta oggi può essere impiegata nella produzione di gioielli, cosmetici, farmaci, applicazioni biomediche, alimentari e molto altro ancora.
La sapienza del passato, la passione del presente, l’innovazione del futuro sono le linee guida di questa filiera, composta da un network di imprese, professionisti ed esperti del settore, che ha dato vita a un ambizioso progetto, già selezionato a Bruxelles nel 2015 per ricavarne delle best practice per il settore Ricerca & Innovazione comunitaria, da diffondere alle imprese di tutta Europa.

_F3_6042Il ritorno della seta italiana è storia recente: Giampietro Zonta, titolare della D’orica di Nove, Vicenza, è partito da una richiesta: «Mia moglie, che in azienda è la creativa, ha ideato un gioiello con del tessuto di seta, il più pregiato. Ho chiesto: dove si compra della seta veneta? Impossibile, mi hanno risposto». Ma impossibile non era. Facile, francamente, nemmeno: «Ho trovato una vecchia filanda chiusa da decenni, a Castelfranco Veneto, l’abbiamo acquistata e rimessa in funzione». E’ passato poco più di un anno, e la situazione si è evoluta. Quando Coldiretti Veneto (tramite le sue donne, in particolare) con il Crea (il Centro di ricerca in agricoltura con un’unità specifica per i bachi) di Padova ha lanciato il primo corso per gelsibachicoltori, ha raccolto adesioni da tutta Italia, isole incluse.

</span></figure> La filanda di Salzano oggi
La filanda di Salzano oggi

E solo pochi mesi fa, alla fine di maggio, la Filanda Romanin-Jacur di Salzano (Venezia), un luogo fortemente simbolico che ha

Filanda antica
rappresentato a lungo una fonte di benessere sociale ed economico per la comunità locale, è diventata un vero e proprio Museo,  un polo culturale visitabile in ogni periodo dell’anno – in posizione baricentrica tra Venezia, Padova e Treviso – con particolare attenzione verso un turismo di tipo sostenibile che mette al centro le eccellenze locali e le rilancia.
Costruita nel 1872 e attiva per circa 80 anni, la Filanda di Salzano ha dato lavoro a centinaia di donne, e centinaia sono state, nella campagna circostante, le famiglie impegnate nell’allevamento del baco da seta. Per la quantità e la qualità di seta prodotta divenne subito la più grande filanda del Veneto, una delle più importanti di tutto il NordEst. Qui sono esposti il materiale legato alla filatura, alla gelsicoltura e alla bachicoltura, dai grandi macchinari agli oggetti più piccoli e delicati, nella logica di un coinvolgimento del visitatore che, più di una semplice visita, vive una esperienza.

 

  • Franca Longo |

    Ho avuto il grande piacere di visitare il museo di Salzano e l’ ho trovato incantevole, una vera chicca per adulti e bambini. Ne consiglio la visita a tutti

  • Ler |

    Quanto mettiamo? + 10% del PIL?.

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