Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Prosecco in corsa le la tutela Unesco (in Piemonte ha portato un boom del turismo, ma ci sono voluti 12 anni)

Il candidato non è un vino, ma il paesaggio: quel mix di natura, storia, cultura e arte che rende le colline dell’Alta Marca trevigiana un sito “unico al mondo per bellezza, cultura e produttività”.

Ideata nel 2008, lanciata nel 2010 con l’iscrizione nella lista ministeriale delle ‘proposte’,  suggellata nel 2015 con l‘iscrizione nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici del  ministero per le politiche agricole e rilanciata in occasione del Vinitaly, la candidatura Unesco dei 440 chilometri quadrati delle colline di Conegliano e Valdobbiadene è il traguardo-simbolo “di un paesaggio plasmato e conservato nei secoli grazie al lavoro sapiente  ed eroico dell’uomo che ha saputo coltivare ogni zolla, trasformando le ripide rive, strappate ai rovi e alla boscaglia, in terrazze di pregiati vigneti costellate di borghi, pievi e casali in pietra vita”.

A Venezia è stato firmato un protocollo d’intesa tra la Regione Veneto e 28 Comuni dell’area compresa tra Conegliano e Valdobbiadene, in provincia di Treviso. Si tratta di Cappella Maggiore, Cison di Valmarino, Codognè, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Parra di Soligo, Pollina, Fregona, Godega di Sant’Urbano, Mareno di Piave, Miane, Moriago della Battaglia, Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, San Fior, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Santa Lucia di Piave, Sarmede, Sernaglia della Battaglia, Susegana, Tarzo, Valdobbiadene, Vazzola, Vidor, Vittorio Veneto.

</span></figure> Panoramica sulle terrazze coltivate a vite in località Colleselle di Santo Stefano , stamane 18 maggio 2013. ANSA/ANDREA MEROLA
Panoramica sulle terrazze coltivate a vite in località Colleselle di Santo Stefano , stamane 18 maggio 2013. ANSA/ANDREA MEROLA

“Questo è un paesaggio rimasto pressoché integro, grazie al lavoro manuale dell’uomo che l’ha saputo conservare – sottolinea Luca Zaia, presidente della Regione – e rendere produttivo”. La continuità tra passato e presente è testimoniata dai paesaggi rinascimentali immortalati da Cima da Conegliano, Giorgione, Giovanni Bellini e dai grandi maestri della pittura veneta, come ha ricordato Amerigo Restucci, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia ed ex rettore dello Iuav; e resta la cifra identitaria di un territorio-comunità, come ha sottolineato Ottavio Di Bella, responsabile della redazione del dossier tecnico-scientifico che sta per essere consegnato all’Unesco.

COLLINEUNESCO-ZAIA FIRMA
Lo skyline stilizzato delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, trasformate in un ‘puzzle’ di verdi, gialli, blu e oro, adagiato su uno striscio di terra, simbolo del territorio, è il nuovo logo prescelto. “Il logo è una nuova, importante, tappa, nel percorso della candidatura del paesaggio del Prosecco – ha sottolineato Luca Zaia, che otto anni fa, da ministro all’Agricoltura, fu il primo lanciare l’idea del marchio Unesco per le colline trevigiane della Sinistra Piave – Il logo è stato predisposto in concomitanza con la chiusura del dossier tecnico-scientifico elaborato dal team di esperti, coordinati dall’architetto Pietro Lauretano, e con la firma del protocollo d’intesa tra i 28 comuni delle ‘Terre Alte’ della Marca e la Regione per la tutela paesaggistica del territorio”.

Il rotocollo impegna le singole amministrazioni a condividere norme urbanistiche e regolamenti comunali per la tutela e la valorizzazione del paesaggio: una ulteriore conferma – ha sottolineato il presidente Zaia – della volontà del territorio della Sinistra Piave di rimanere fedele a sé stesso e di saper coniugare rispetto per l’ambiente, capacità produttive, innovazione scientifica.

Quali ricadute può avere una simile operazione? Il bollino Unesco “patrimonio dell’umanità” è un brand che si sta dimostrando un marchio-calamita per l’enoturismo internazionale.
Di fatto un selettore di quei flussi turistici più ricchi, d’élite, e destagionalizzati. Lo sanno bene in Piemonte, dove l’Italia vanta finora il primo e unico riconoscimento di questo tipo per il paesaggio vinicolo delle ‘Langhe, Roero e Monferrato’. “Da quando i vigneti piemontesi sono entrati nella lista del patrimonio dell’umanità è boom d’arrivi ad Alba, ma anche mete meno consuete come anelli hanno registrato un incremento del 300% delle presenze turistiche internazionali negli ultimi due anni”, ha detto all’Ansa Pier Luigi Petrillo, consigliere del ministro delle Politiche Agricole per l’Unesco e padre di tutti i dossier di candidatura.

collineunesco-zaia-sindaciPiù di nicchia finora i numeri a Pantelleria che ha ottenuto l’ambito riconoscimento per l’unicità della coltura agricola insulare, quella dello Zibibbo, da cui si ottiene uno dei più noti nettari siciliani, il Passito. Da oggi sono in corsa anche le aree di Prosecco Superiore e Cartizze, il top delle bollicine venete che stanno trainando l’export made in Italy. Il traguardo vero e proprio di questo lavoro avviato nel 2007-2008, ha precisato Petrillo, “sarà il 20 gennaio 2017, quando la commissione italiana deciderà se candidare il paesaggio del Prosecco. Se verrò candidata, solo alla fine del 2018 avremo l’esito della candidatura italiana, dopo il vaglio dell’organizzazione mondiale con sede a Parigi”.

Si tratta dunque di un percorso pluriennale: per le Langhe-Roero ci son voluti 12 anni. Per il Chianti Classico, come precisato dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina presente alle celebrazioni dei 300 anni, “il prossimo step è l’ingresso nella ‘tentative list’, una sorta di lista d’attesa che richiede almeno due anni di lavoro per l’iscrizione”. Poi l’Unesco, ricorda ancora l’esperto legale, “chiede di star fermi un anno per vedere se è tutto il territorio a volere il marchio Unesco e se in quel perimetro candidato il quadro giuridico sia già di massima tutela. Indispensabile ad esempio la pianificazione paesaggistica che tuteli integralmente la porzione di territorio del vino candidata. Importante, per il buon esito del dossier in capo al ministero delle Politiche Agricole, è che la perimetrazione del paesaggio vinicolo escluda infrastrutture impattanti come autostrade e ferrovie ad alta velocità”.

E dopo il successo di Piemonte e Sicilia, alle candidature dei paesaggi del Chianti e del Prosecco, potrebbe far seguito – secondo rumors del settore – anche quella del Franciacorta.
Intanto all’estero hanno già ottenuto il marchio Unesco tre territori francesi (Champagne, Saint-Emilion, Borgogna), due portoghesi (Alto Douro e Pico), uno della Svizzera (Lavaux), uno in Austria (Wachau) e uno ungherese, ahinoi per il Tokaj, appena un anno dopo lo “scippo” della denominazione all’Italia.