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Pasta di farina di grilli, panettone al baco da seta: Nordest pronto ai nuovi alimenti proteici a base di insetti (ma la legge non c’è)

Il primo prodotto sarà pronto entro pochi mesi: un integratore in capsule, il 60% composto da farina di insetti, il resto solo ingredienti naturali, adatto a chi cerca un supplemento di proteine. Italbugs è una startup con un piede al PTP Science Park di Lodi e uno al Polo Tecnologico di Pordenone; svolge attività di ricerca e produzione di nuovi alimenti da insetti per l’alimentazione umana e animale.

Matrici alimentari sicure, eco-sostenibili e ipoallergeniche (no lattosio, no glutine): “L’ostacolo è culturale: in Europa non siamo abituati a questo genere di cibo. In realtà nel mondo 2 miliardi di persone si nutrono di insetti, e si stanno muovendo anche Francia, Belgio, Olanda”.

Proprio in Olanda Italbugs ha messo radici: a Wageningen, dove si trova la prima università al mondo per test e validazione dei novel food.

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bugs-hotel-italbugsE L’Italia? Qui gli insetti (dalla cimice asiatica al moscerino della frutta) sono fermi allo stadio di nemici da combattere non di risorse. Probabilmente si muoverà per recepire la norma europea sul consumo senza rischi. “Così le startup del settore, senza riferimenti normativi, rischiano di dover espatriare – spiega Marco Ceriani, mente di Italbugs, che ha iniziato a occuparsi di integratori per sportivi negli anni trascorsi in Thailandia – Un peccato visto che proprio gli italiani, con gusto e fantasia, potrebbero riuscire a trovare il modo di sperimentare ricette, e rendere appetibili questi prodotti anche per i più diffidenti“.

Gli insetti sono parenti stretti dei crostacei: apportano fino all’ 80% di proteine biodisponibili, oltre a minerali, grassi essenziali  e fibra, e 1 kg di cavallette ha le stesse calorie di 10 hot dogs o, se preferite, di 6 Big Mac. E poi c’è al questione sostenibilità: la FAO (Food and agricoltural organisation) stima che entro il 2050 la produzione mondiale di cibo dovrà aumentare di almeno il 70%, e che entro il 2030 si consumeranno almeno 39 milioni di tonnellate di carne, ma non c’è spazio sufficiente per tutti questi pascoli o allevamenti. Allevare insetti richiede minore consumo di acqua, terreno ed emissioni di gas serra: un ettaro coltivato a soia produce una tonnellata di proteine, se si trattasse di grilli o cavallette si arriverebbe a 150 tonnellate.

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Nel febbraio 2016 Italbugs è stata inserita ufficialmente tra le realtà europee che operano in ambito insetti edibili, diventando un membro associato di IPIFF, la piattaforma internazionale di insetti per l’alimentazione umana e animale. E oggi sperimenta cibi gourmet, come il panettone fatto con la farina di baco da seta (il cui ritorno, nelle campagne venete, è già avviato anche grazie ai corsi per gelsibachicoltori di Coldiretti).

Altre realtà si stanno muovendo in questo campo (puntando non solo all’alimentazione umana, ma anche a quella animale). Da poco tempo è iniziato un progetto di ricerca dal titolo “Proinsect – Sviluppo di mangimi altamente proteici a base di insetti per l’alimentazione zootecnica con produzione in Alto Adige”, durata di 36 mesi.

Proinsect, finanziato dalla Comunità Europea nel quadro del programma ‘Investimenti a Favore dell’Occupazione’ FESR 2014-2020, vede in prima fila la Libera università di Bolzano ed Eco Center. “Gli insetti – spiega Sergio Angeli, docente di Entomologia Generale ed Applicata – come fonte proteica per mangimi rappresentano una valida alternativa all’attuale uso di soia e farine di pesce, considerando che il 70% dei terreni è già dedicato alla produzione di mangimi e l’approvvigionamento ittico si sta riducendo. L’allevamento di insetti presenta diversi vantaggi: un’altissima efficienza di conversione – 7 volte maggiore che nei bovini – e l’emissione di gas serra/ammoniaca fino a cento volte minore”.
Certo, c’è da fare i conti con una certa resistenza, diciamo, culturale: ma non è necessario immaginarsi ad addentare un grillo. Negli Stati Uniti Uniti e nel sud-est asiatico ci sono aziende che trasformano gli insetti in farine che poi vengono impiegate per produrre torte, biscotti, pasta e altro ancora.

italbugs“Recentemente – spiega ancora Angeli – l’EFSA e il Parlamento Europeo hanno incluso gli insetti come novel food promuovendone lo studio e l’utilizzo. In questo nostro progetto intendiamo esplorare la possibilità di utilizzo della ‘mosca soldato nera’ (Hermetia illucens), quale insetto adatto a svilupparsi su frazione organica del rifiuto solido urbano, raccolto in Alto Adige da Eco Center per circa 5mila tonnellate/anno”.

In sostanza, le mosche potrebbero ridurre la quantità di rifiuto da smaltire, oltre a diventare loro stesse un alimento. La Libera Università di Bolzano ci mette le sue competenze di entomologia, tecnologie alimentari e zootecnia, e in accodo con l’Eco Center e una ditta privata che ha proposto un progetto parallelo integrato dal titolo Insectirol nel quale si occuperanno a livello logistico delle varie fasi di allevamento dell’insetto e successivamente dello sfruttamento commerciale del mangime ad alto contenuto proteico che si potrà ricavare dalle larve di Hermetia.

Presto si avvierà una sperimentazione negli spazi di Eco Center. Verranno definiti il protocollo di allevamento di H. illucens, i parametri per la produzione di mangimi a base di insetti e l’efficacia nell’alimentazione avicola. Il progetto avrà il vantaggio di produrre una fonte ricca di proteine in Alto Adige e contemporaneamente ridurre fortemente i rifiuti solidi, il cui smaltimento è oggi estremamente oneroso. I vantaggi economici ed ambientali si assommano alla riduzione da fonti esterne per l’alimentazione zootecnica dell’Alto Adige.

Sempre l’università di Bolzano è consulente del primo allevamento di grilli avviato, sul Monte Bondone, da un ex manager dell’alimentare, Vittorio Friz. La startup si chiama Insecta, ha già ricevuto un finanziamento per l’innovazione della Provincia autonoma e sta partecipando a un bando europeo. Quello che manca a livello italiano è il recepimento della direttiva europea dell’ottobre 2015 che apre a questi “novel food”, purché ci sia una comprovata tradizione della presenza di quell’insetto nella tradizione locale. L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, si occuperà di valutare la sicurezza e gli effetti degli alimenti in questione sulla salute umana. Alcuni Paesi come l’Olanda sono comunque già molto avanti con gli studi, e anche il Belgio ha portato all’Expo milanese una degustazione di insetti, autorizzata in via eccezionale“, ricorda Angeli.

Per saperne di più (e capire da dove nasce il nostro rifiuto) c’è questo video: