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Export veneto su India e Messico, Trump preoccupa il Friuli, Vicenza incontra l’Etiopia, nuovi voli da Venezia #AziendeConLaValigia

C’è un mercato che cresce a doppia cifra, e che per continuare a farlo ha bisogno di aprirsi alla manifattura vicentina e del Nordest. Lo ha confermato la tappa berica di Export 360°, il progetto promosso dall’agenzia governativa ICE per l’alfabetizzazione all’export delle piccole e medie imprese, che ha inserito Vicenza nel tour tra i maggiori distretti produttivi nazionali. Obiettivo, spiegare alle tante eccellenze del territorio che ancora non hanno osato aggredire mercati d’oltreconfine come già adesso, con gli strumenti giusti, ci siano tutte le condizioni per impostare una strategia di export di successo. Due le destinazioni privilegiate prese in considerazione dagli addetti ai lavori: Messico (per costruzioni, meccanica e nuove tecnologie), e India (per cosmesi, farmaceutica e alimentare).

La mattinata, promossa con la collaborazione di SACE SIMEST e la partnership del progetto IntEx di CNA, ha chiamato a raccolta a Palazzo Cordellina imprenditori e manager di importanti aziende del territorio, con molti che hanno assistito alle discussioni in collegamento streaming. Al tavolo dei relatori Cristina Gioffrè e Alessandro Barulli di ICE; intervenuti in videoconferenza da Città del Messico Giuseppe Manenti (direttore ICE Messico) e Paolo Malfitano (Trade Analyst ICE Messico), da New Delhi Francesco Pensabene (coordinatore ICE per India, Nepal, Bhutan, SriLanka, Bangladesh e Maldive) e da Mumbai Fabrizio Giustarini (Responsabile Ufficio ICE Agenzia Mumbai).

Messico

Un Paese giovane, economicamente stabile, vicino agli Usa e con un ampio mercato di consumo. Sono i punti di forza del Messico, già oggi secondo destinatario delle esportazioni italiane nel continente americano dopo gli Stati Uniti. Il Messico importa dall’Italia principalmente macchinari, prodotti metallurgici, chimici e plastici, oltre ad apparati elettrici e per la manifattura che assieme rappresentano oltre 85% del totale delle importazioni dall’Italia; il restante 15% è rappresentato da abbigliamento, gioielleria, arredamento e prodotti agroalimentari.

messico«Il quadro emerso è chiaro – ha osservato Marco Troncon, responsabile progetto IntEx CNA Vicenza -: le sfide che possono incontrare gli interessi delle imprese italiane qui sono rappresentate dallo sviluppo delle infrastrutture. Quest’anno per esempio è previsto l’avvio dei lavori per la linea ferroviaria del Treno Maya, un progetto da 8 miliardi di dollari. Ma tutto il settore delle costruzioni resta in espansione, con progetti per raffinerie, edilizia residenziale e edilizia commerciale, e soprattutto con la riqualificazione del comparto aeroportuale: solo per Città del Messico sono previsti tre nuovi terminal. E poi c’è tutta la partita legata alle tecnologie. In Messico c’è un’industria molto forte nel campo automotive e aerospaziale, così come sta crescendo molto l’attenzione all’ambiente, che sta portando a una complessiva modernizzazione delle strutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e tradizionali».

India

L’India è il secondo produttore mondiale di prodotti alimentari, settore che rappresenta il 32% del mercato del Paese. Eppure buona parte del suo potenziale resta inespresso, se è vero che per inadeguatezza infrastrutturale brucia ogni anno guadagni per oltre 1,5 miliardi di dollari. Numeri record anche nel settore della cura della persona: tra il 2018 e il 2025 è previsto un salto da 6,5 a 20 miliardi di dollari nella produzione e commercializzazione di cosmetici, con le importazioni dall’Italia arrivate quest’anno quasi al 40%.

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«Le imprese vicentine dei due macro settori – prosegue Troncon – possono contare su ampi margini d’azione. Il governo indiano sta investendo molto per il potenziamento del sistema alimentare, con un fondo per il lattiero-caseario e iniziative per ridurre i dazi all’importazione di acqua e dispositivi tecnologici con cui abbattere gli sprechi produttivi. Per quanto riguarda la cosmesi bastano le sole caratteristiche di mercato a renderlo interessante: popolazione giovane, miglioramento delle condizioni economiche, aumento qualitativo dello stile di vita e soprattutto crescita esponenziale dello shopping online, con una spesa che tra qui e il 2020 triplicherà».

Come costruire l’export intelligente

La cosa importante è avvicinarsi ai mercati con la giusta strategia, per puntare a risultati duraturi nel medio-lungo termine. L’obiettivo primario è costruire quindi un modello di export… intelligente, «concetto che abbiamo abbreviato nella sigla IntEx – conclude Troncon – , cioè un vero protocollo di interventi per portare le piccole imprese a insediarsi all’estero con una visione di futuro. Collaborando con ICE abbiamo mostrato alle imprese che là fuori c’è un mondo di opportunità, proprio in senso letterale. Ma non basta buttarsi e provare, perché il rischio è quello di rimanere scottati». Qual è allora la ricetta di un vero progetto di export fatto con la testa?

«È fondamentale prima di tutto presidiare il mercato, direttamente e attraverso un importatore di fiducia che si occupi anche del servizio post vendita, in prospettiva di aprire un proprio distaccamento commerciale. E poi va curata la tutela del saper fare aziendale prima di condividerlo con partner locali. Alle imprese che seguiamo consigliamo infine di premunirsi registrando i propri marchi e progetti. Queste sono le basi per intavolare relazioni di reciproco vantaggio che sono la chiave del successo».

Dazi Usa e ripercussioni

sull’export per il Friuli

L’Amministrazione Trump, dopo che già a giugno aveva imposto dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio, minaccia ora di metterne altri su vari prodotti importati dall’Europa, tra i quali molti del comparto alimentare, sui vini, oltre che sulle auto.
Gli Stati Uniti, secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine, rappresentano il quarto mercato di sbocco delle aziende della provincia di Udine.
“Nel 2018 – conferma Anna Mareschi Danieli, presidente degli Industriali friulani – l’export verso gli Stati Uniti, attestatosi a 434 milioni di euro, è cresciuto del 17,8% rispetto al 2017 e del 60,8% rispetto al 2016 trascinato da macchinari e apparecchiature (113 milioni di euro, +37,8% nel biennio 2018/2016), prodotti in metallo (101 milioni di euro, +322,75%), prodotti della metallurgia (66 milioni di euro, +58,6%), mobili (62 milioni di euro, +22,1%), prodotti alimentari e bevande (21 milioni di euro). Gli Usa per le bevande, ed in particolare per i vini, rappresentano il primo mercato per le esportazioni friulane rappresentando il 22,3% del totale delle vendite nel mondo”.

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Viceversa le importazioni dagli USA, già relativamente modeste, sono diminuite nel 2018 del 19,6%, passando da 25 a 20 milioni di euro, con un’ulteriore crescita dell’avanzo commerciale attestatosi a 414 milioni di euro.
“Va da sé – conclude la presidente di Confindustria Udine – che l’eventuale applicazione di dazi potrebbe avere ripercussioni sulle esportazioni di alcuni prodotti, anche se un primo bilancio di sei mesi di dazi ha rilevato uno scenario inaspettato, con le esportazioni friulane delle prime tre voci metalmeccaniche che sono cresciute complessivamente del 23,2% nel secondo semestre del 2018 rispetto al primo semestre. Le ragioni di questo risultato sono da ricercarsi nel delta tra i prezzi italiani e statunitensi, che permettono ancora margini di guadagno. Per quanto riguarda, infine, i vini, l’elevata e riconosciuta qualità delle nostre produzioni potrebbe ragionevolmente assorbire l’eventuale aumento del prezzo di vendita”.

Vicenza incontra l’Etiopia

etiopia

In occasione della presenza a Vicenza dell’Ambasciatrice Etiope in Italia, Zenebu Tadesse Woldetsadik e della responsabile di ICE Addis Abeba, Simona Autuori, Confindustria Vicenza, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha ospitato il seminario: “Etiopia: l’Africa Subsahariana che cresce”, lo scorso  5 aprile.
Il seminario è stato organizzato dallo Studio Legale BonelliErede con il compito di presentare il framework legale e fiscale per chi vuole lavorare in Etiopia, un Paese che presenta grandi opportunità per le imprese italiane. Si tratta infatti dello stato considerato l’hub più rilevante sia dell’Africa Sub-Sahariana sia dell’Africa Orientale.

Il seminario ha lo scopo di esplorare, da un punto di vista legale, fiscale e di business, gli step necessari per investire con successo in Etiopia, soprattutto grazie alle opportunità offerte dai parchi industriali. Nel corso del seminario sono state  condivise esperienze di aziende che hanno già investito nel Paese.

Da Venezia si vola a New York

Con la fine di marzo sono ripartiti i voli estivi di Delta Air Lines dall’aeroporto Marco Polo di Venezia. Il 31 marzo sono ripresi i collegamenti per l’aeroporto New York JFK, mentre il 16 maggio saranno ripristinati i servizi per l’aeroporto di Atlanta. I voli, giornalieri, saranno operati in collaborazione con i partner di joint venture Delta – Air France, KLM e Alitalia. Una volta giunti negli Stati Uniti, i passeggeri italiani potranno proseguire il proprio viaggio con voli in coincidenza verso circa 200 destinazioni in tutti gli Stati Uniti, i Caraibi e oltre.

L’Italia rappresenta il terzo mercato per traffico tra Europa e Nord America, con più di 5.500 passeggeri trasportati a tratta ogni giorno” ha commentato Frederic Schenk, Regional Sales Manager Delta per il Sud Europa “I mesi estivi sono tradizionalmente un momento di viaggio per gli italiani, che anche dal Veneto e dalle aree limitrofe partono alla scoperta degli Stati Uniti e del continente americano. Viceversa, sono molti gli americani che scelgono Venezia e la sua regione per un viaggio nel Belpaese, e Delta è orgogliosa di supportare l’economia locale ogni anno, favorendo l’arrivo di visitatori statunitensi”.

nyork