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Nelle assemblee degli imprenditori ora al centro ci sono i giovani

E’ successo qualche settimana fa a Treviso, si è ripetuto a Trieste: le ultime assemblee delle associazioni di imprenditori hanno avuto al centro il tema – e le preoccupazioni – che riguardano i giovani.

Vi sono temi più ampi che ci coinvolgono, come cittadini, oltre che come imprenditori, e che vanno anche oltre il tradizionale orizzonte della rappresentanza degli interessi di una categoria – ha detto Maria Cristina Piovesana, raccogliendo da Massimo Finco il testimone della presidenza di Assindustria Venetocentro, nata dalla fusione delle territoriali di Padova e Treviso, olrre 3mila aziende rappresentate – Penso, solo per fare un esempio, a quello che il Santo Padre ha recentemente definito come “l’inverno demografico della nostra società”. Lo sento urgente come imprenditrice, come donna che è anche madre, come cittadina. Ma credo sia una sensibilità condivisa da molti in questa sala e in Associazione. Convinti come siamo che senza crescita demografica non vi sarà nemmeno crescita economica”.

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Piovesana ha parlato da imprenditrice e genitore: “Dovremmo sentire tutti la responsabilità, l’orgoglio, l’onore di essere padri e madri non solo dei nostri figli ma anche, idealmente, genitori di una nuova generazione di giovani europei. Che le costruiamo a fare le infrastrutture in Europa se poi non ci saranno cittadini europei a percorrerle?”.

E solo pochi giorni fa, a Trieste, di nuovo i giovani al centro della relazione del presidente Sergio Razeto.

“Il punto non è dove siamo, ma dove potremo essere in un futuro non lontano. Questo possiamo farlo solo se poniamo le basi per costruire una comunità di imprese che sia coesa e che metta al centro delle proprie azioni il tema dello sviluppo. E’ infatti fuor di dubbio che dalla crescita del settore manifatturiero e di quello dei servizi ne può trarre beneficio tutta l’economia del territorio. Parlando di giovani e del loro, come del nostro, futuro viene spontaneo riflettere sulla necessità di accompagnare le scuole e le famiglie fornendo loro un quadro d’informazione, per quanto possibile, chiaro su come evolve il mondo del lavoro. Come sappiamo, nel 2030 molti mestieri che noi conosciamo oggi non esisteranno più, ma ne sorgeranno peraltro dei nuovi e dobbiamo essere pronti”.

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Le imprese sono pronte a fare la propria parte: “Stiamo mettendo in cantiere una robusta azione di orientamento con le scuole, partendo dalle scuole secondarie di primo grado. L’obiettivo del progetto è quello di presentare alcune informazioni e strumenti semplici e utili per aiutare i giovani, e aggiungo le loro famiglie, ad effettuare una scelta quanto più possibile consapevole del percorso di studi secondari da intraprendere ai fini della maturazione di una scelta lavorativa. Intendiamo fornire maggiore consapevolezza del contesto economico locale, dei settori e delle filiere di riferimento e del mondo dell’impresa, al fine di favorire una più realistica conoscenza del mondo del lavoro e di alcune figure professionali. Riscontriamo una generalizzata carenza di figure di profilo tecnico, da qui il nostro convinto supporto, incominciando dalle scuole che preparano queste figure, in particolare, Confindustria Venezia Giulia partecipa direttamente al capitale delle Fondazioni che sovraintendono all’attività degli Istituti Tecnici Superiori;   in particolare dell’ITS Alessandro Volta, la cui offerta didattica è volta a formare, in un percorso biennale post diploma, tecnici superiori nel campo biomedicale, e dell’  ITS che si ricollega alla tradizione dell’Istituto Nautico, l’Accademia nautica, che forma ufficiali di coperta e di macchina, specialisti nella logistica e manutentori e disegnatori navali. Questi Istituti garantiscono eccellenti esiti sia per tasso di occupazione sia per qualità del lavoro, la media dell’inserimento in azienda è dell’80% appena terminati i corsi.  Alla luce di questi confortanti risultati, è tangibile come sia importante costruire uno stretto legame fra mondo dell’istruzione e quello delle aziende, come avviene nel caso degli ITS, dove l’attività di docenza è svolta con il diretto coinvolgimento delle imprese, ed è chiave di successo“.

Non solo: c’è anche l’università: “Consapevoli che lo sviluppo futuro dei sistemi territoriali e la competitività delle attività produttive dipendono sempre più dalla conoscenza e dalla capacità di innovare, abbiamo rinnovato il protocollo di collaborazione con l’Università di Trieste, integrando nella convenzione la collaborazione con Insiel Spa e il Dipartimento di Matematica e Geoscienze. In particolare, Insiel metterà a disposizione dell’Ateneo una piattaforma informatica e competenze certificate per creare sistemi per l’elaborazione dei flussi di dati. Nell’ambito del protocollo è proseguita la collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria e  di Matematica sulla didattica sostitutiva, in particolare per l’anno accademico in corso sono stati finanziati 10 insegnamenti afferenti i corsi di laurea in Ingegneria“.

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E proseguono anche due progetti nati sulla base delle esigenze delle aziende che lamentano una carenza nella disponibilità di determinate figure professionali, “con l’obiettivo di coinvolgere le imprese nelle attività formative, facilitando docenze extra accademiche e le attività di stage e tirocinio. Sono state messe a disposizione 36 borse di studio per formare futuri laureati magistrali del Dipartimento di Ingegneria e di Matematica e Geoscienze. Prosegue la collaborazione anche nel Master di II livello in Robotica, il primo e unico percorso formativo in Italia che permetterà la formazione di professionisti con profili altamente interdisciplinari nell’ambito del settore Robotica e Automazione Avanzata. Mi fa molto piacere cogliere questa occasione per sottolineare anche la collaborazione che abbiamo intrattenuto con la Sissa ed ai confortanti risultati del progetto PHD 4 PMI: una operazione non semplice mettere in relazione dottori di ricerca con imprese anche di non grande dimensione e confrontarsi con soddisfazione verso un approccio innovativo ai problemi d’azienda. E’ un modello tangibile e concreto di come si può fare trasferimento tecnologico, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa. Dal nostro punto di vista, lavoreremo affinchè questo progetto sperimentale di collaborazione diventi una collaborazione strutturata e continuativa, utile ad entrambe le componenti, ricerca e industria: la ricerca non può prescindere dall’ambito applicativo, l’industria non può progredire senza la componente teorica che afferisce al metodo scientifico”.

Sono davvero tante le iniziative per parlare ai giovani da parte delle aziende: una mossa necessaria, se è vero che il NordEst ora ha un problema proprio con i suoi eredi.

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Assunti entro sei mesi dal diploma: gli ITS del Veneto – premiati – che portano dritto al lavoro (iscrizioni già aperte)