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Venezia e Rovigo puntano a una ZLS per attrarre investimenti (anche dall’estero)

La battaglia di Venezia e Rovigo per la realizzazione di una Zes – Zona economica speciale – è a una svolta. Negli ultimi giorni di dicembre il Governo ha dato il via libera a una Zls, Zona logistica semplificata per l’area Metropolitana che include le due province. La Legge di Bilancio, approvata dalla Camera con la fiducia, consente così di estendere le agevolazioni del credito di imposta proprie delle Zes anche in determinate aree del Centro-Nord, in particolare dove esista un porto di importanza europea (definito secondo i criteri del regolamento TEN-T), quale è il Porto di Venezia (ma può valere anche per Trieste e Genova), e vi siano aree ad esso funzionalmente connesse e ammesse alle deroghe degli aiuti di Stato dalla Commissione europea, come sono i Comuni del Polesine. Nel dettaglio, l’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Ue consente, per il periodo 2014-2020, di costituire delle Zes anche in alcuni territori dell’Italia Settentrionale.

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Tra questi, Porto Marghera, Campalto, Murano, Arsenale, Zona Portuale e Tronchetto nel Comune di Venezia. I comuni di Bergantino, Ceneselli, Trecenta, Bagnolo di Po, Fiesso Umbertiano, Polesella, Canaro, Occhiobello, Stienta, Gaiba, Ficarolo, Salara, Calto, Castelmassa, Castelnovo Bariano e Melara nella Provincia di Rovigo. L’idea di un’area capace di trainare investimenti e occupazione era stata lanciata a gennaio 2019 nell’assemblea della Confindustria dell’area metropolitana: «Perché è chiaro – aveva detto il presidente Vincenzo Marinese – che nonostante la sua indiscussa qualità, il nostro sistema produttivo da solo non può affrontare gli scenari commerciali del futuro». Le Zone dove si sostengono gli investimenti privati con agevolazioni fiscali e semplificazioni burocratiche sono «formidabili strumenti di crescita, che a livello internazionale hanno dato prova di favorire lo sviluppo dei mercati e delle economie, prima fra tutte quella della Cina».

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Nel mondo sono operative oltre 4mila di queste aree, per 68 milioni di lavoratori impiegati e scambi per 500 miliardi di dollari all’anno. «Esse hanno alimentato lo sviluppo di Paesi come Giordania, Marocco e Turchia, per non parlare di casi di assoluto rilievo europeo, a partire dalla Polonia, dove dal 1994 sono attive 14 Zes per una superficie totale di quasi 20mila ettari. Un contributo determinante alla crescita del Pil polacco, che ha segnato in sette anni +27%, una performance pari a cinque volte la media europea», aveva ricordato Marinese, che oggi parla di un obiettivo raggiunto: «La strada è stata più tortuosa di quanto pensavamo, perché una legge statale prevede le Zes solo per il Sud. Ora questo emendamento apre la possibilità anche alle regioni del Nord».

Con la consulenza di Ernst&Young è stato messo a punto un piano industriale per Confindustria Venezia Area Metropolitana di Venezia e Rovigo, che ora potrebbe realizzarsi: si stima che sarebbero disponibili 385 ettari ad oggi dismessi o abbandonati i quali, inseriti in una Zes, potrebbero attivare in tre anni 2,4 miliardi di euro di investimenti e 26.600 posti di lavoro, tra diretti e indiretti (uno ogni 320mila euro impegnati). Le aree in questione potrebbero essere riqualificate senza ulteriore consumo di suolo: attualmente non sono redditizie nemmeno per lo Stato o per gli enti locali perché non generano entrate fiscali. Ora sarà la Regione a definire un Piano strategico con cui darà inizio all’iter operativo della Zls rafforzata, individuando con precisione le attività e le modalità di sviluppo futuro.

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«Lo schema è lo stesso che si sta seguendo nelle regioni del Sud come Sardegna, Puglia e Campania. Verranno identificate le attività ospitate, con l’obiettivo di spingere il settore manifatturiero, insieme a logistica e servizi – spiega Marinese – Penso a metalmeccanica, domotica, cyber security». Le ricadute, secondo l’associazione degli industriali, potrebbero essere diverse: da un lato attrarre investimenti anche dall’estero in quella che è un’area con una forte vocazione all’export, una infrastrutturazione completa (viaria, portuale, aeroportuale), una vocazione alla ricerca grazie anche alla presenza delle università e una buona qualità della vita. Dall’altra, potrebbe essere un richiamo per le stesse aziende italiane che hanno trovato nelle zone economiche speciali in Europa e al di fuori un luogo ideale per crescere, e che potrebbero decidere di far rientrare alcune produzioni. «Con la Regione Veneto la collaborazione è già stata avviata: ci aspettiamo che entro il primo trimestre del 2020 parta un comitato di lavoro che includa anche i sindaci interessati e i settori dell’artigianato e del commercio, che potrebbero beneficiare insieme all’industria della Zona logistica semplificata, che consiste per il 99% in piccole e medie imprese», conclude Marinese.

Lo scorso giugno i Sindaci dei Comuni rodigini e veneziani hanno firmato, nella sede della Prefettura di Rovigo, una lettera-appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’istituzione di una Zona Economica Speciale (ora Zls) nell’area metropolitana. Il documento è stato consegnato dal Prefetto di Rovigo Maddalena De Luca al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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Il vocabolario

La Zes 

È una Zona economica speciale, area geografica nell’ambito della quale un’Autorità governativa offre incentivi a beneficio delle aziende che vi operano attraverso strumenti e agevolazioni in deroga a quelle vigenti a livello nazionale. In Italia con il Dl 91/2017 è previsto un credito di imposta proporzionale al costo dei beni acquistati (massimo 50 milioni), ma l’istituzione delle Zes è stata limitata al Sud Italia

La Zls

È una Zona logistica semplificata, una versione più “leggera” della Zes caratterizzata dalle stesse semplificazioni fiscali e burocratiche, senza però godere del credito di imposta. L’attuale normativa che le ha introdotte (Finanziaria 2018) prevede non più di una Zls per Regione in una area portuale strategica o dove sia presente una Autorità di sistema portuale. La Zls, sulla falsariga di quanto previsto per la Zes, viene istituita con Decreto del presidente del Consiglio su proposta della Regione interessata per una durata di massimo sette anni e rinnovabili non oltre ulteriori sette anni

I casi

Le Zes sono una realtà consolidata: se ne contano oltre 3.500 nel mondo e 800 in Europa. In Polonia, ad esempio, sono 14, caratterizzate da una tassazione sugli utili di impresa che oscilla dal 25 al 55% a seconda di diverse variabili. Dalla loro introduzione nel 1994 hanno permesso la creazione di 300mila nuovi posti di lavoro e oltre 25 miliardi di investimenti.

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