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A Nordest è il tempo delle mele: dai Paesi arabi all’Himalaya (in barretta)

Con circa 6mila ettari e una produzione di  179 milioni di chili la coltivazione di mele in Veneto si classifica come prima coltura frutticola.

Lo rende noto Coldiretti nei giorni di avvio della campagna di raccolta. E nonostante la cimice asiatica – che adesso dovrà vedersela con la vespa samurai, lanciata nei campi in fase sperimentale – abbia ridotto a metà la quantità prodotta l’anno scorso, il frutto registra un aumento del 3% di produzione confermandosi il più consumato dalle famiglie. Sulle fasi operative – commenta Coldiretti Veneto  si scaricano anche le conseguenze della pandemia da coronavirus con il necessario vincolo della quarantena che ha frenato i tradizionali arrivi di lavoratori stagionali stranieri impegnati nei frutteti.

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Per questo – evidenzia la Coldiretti – serve subito una radicale semplificazione del voucher agricolo per ridurre la burocrazia e consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà.

Seconda regione in Italia dopo il Trentino Alto Adige, il Veneto produce un po’ tutte le varietà in commercio: dalle Golden alle Gala, dalle Red Delicious alle Fuji fino alle Granny Smith  con consumi in crescita fra il 18% e il 23% con un trend in aumento pure per i trasformati come i succhi.  Il Veneto è terra di biodiversità con piante destinate all’estinzione ma recuperate dagli agricoltori come il “Pomo Decio” nel veronese e il “Pom Prussian” tipico del bellunese. Nelle Dolomiti con le “Renette” le “Ferro Cesio” si confeziona, secondo tradizione, la barretta energetica “Kodinzon famosa per essere arrivata sulle vette himalayane grazie ad alpinisti che l’hanno apprezzata come corroborante negli sforzi fisici.

In Friuli ettari in aumento

Un’annata in cui tutti gli indicatori si prospettano positivi, dalla qualità dei frutti alla quantità, senza dimenticare che la “nemica” cimice asiatica sta confermando la sua ritirata e che impianti e sede produttiva si stanno allargando: iniziata questa settimana sotto i migliori auspici la raccolta delle mele alla Friulfruct di Spilimbergo, associata a Confcooperative Pordenone, che con 390 ettari di meleti (nuovi 100 ettari sono stati piantati nella primavera 2020 e già il prossimo anno daranno i primi frutti) è la più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia. Rimane solo un’incertezza, quella legata ai consumi in caso di recrudescenza del Covid-19, ma nella realtà presieduta da Livio Salvador e composta da una trentina di soci attivi su gran parte del territorio regionale, si guarda al futuro con fiducia grazie al grande lavoro svolto negli ultimi anni.

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“Quest’anno – ha spiegato il direttore di Friulfruct Armando Paoli – tra condizioni climatiche favorevoli fino a questo momento e messa a regime dei nuovi meleti impiantati nelle scorse stagioni, puntiamo a una raccolta in aumento del 20%, avvicinandoci ai 150mila quintali. Ovviamente bisognerà vedere come procede la stagione, visto che le ultime varietà si raccoglieranno ad autunno inoltrato: ma se il meteo terrà e la cimice asiatica confermerà il suo momento di grande difficoltà, potremmo avere un’annata positiva”.

Anche la “macchina” della sede centrale nella zona industriale spilimberghese, dove operano una quarantina di addetti, è a pieno regime in questi giorni e si può contare per l’immediato futuro sull’avvio del primo lotto di investimenti per 4 milioni e mezzo di euro che puntano a raddoppiare l’area di lavorazione con un nuovo capannone. “Capannone con celle frigorifere – ha aggiunto il direttore – che sarà pronto per stoccare già le mele di questa annata, permettendoci di tenere nella nostra sede tutto il raccolto. Un progetto innovativo che ci permetterà di rispondere con ancora maggiore velocità alle richieste dei mercati, che quest’anno sono pronti a ricevere subito l’offerta, visto che non ci sono invenduti della scorsa stagione da smaltire“.

Le mele di qualità Friulfruct sono richieste non solo in Italia, per esempio nella rete di Coop Italia, ma anche all’estero, dove sono molto apprezzate in Europa e nei Paesi arabi. “Rimane da capire – ha concluso Paoli – cosa porteranno autunno e inverno sul fronte Covid-19, soprattutto per quanto riguarda eventuali lockdown. Per il momento la situazione per tutti i parametri che possiamo controllare in prima persona è ottimale, speriamo che anche il contesto generale prosegua nel cammino verso una nuova normalità”.

Le mele Friulfruct godono di diverse certificazioni di qualità, dal marchio Aqua della Regione Friuli Venezia Giulia al Global Standard Food Safety del British Retail Consortium.

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La raccolta di mele è iniziata con la varietà Gala. Si proseguirà poi fino ai primi giorni di novembre con le altre varietà (nell’ordine Red Delicious, Golden Delicious, Granny Smith, Fuji e Morgenduft).

Il distretto delle mele

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I dati sull’andamento degli scambi dell’economia del Triveneto nel primo trimestre del 2020, di cui circa un mese di lockdown delle attività produttive, presentano i primi effetti creati dalla pandemia di COVID-19. Nei settori più esposti nelle catene del valore globali si sono ridotte le importazioni, evidenziando criticità negli approvvigionamenti lungo le filiere; in un contesto di quasi generalizzata riduzione delle esportazioni, si sono mostrate resilienti le esportazioni dei settori Agro-alimentare e della Farmaceutica. I dati sono quelli del report Intesa Sanpaolo.

Nella lista dei primi 30 distretti a livello nazionale con maggiore incremento delle esportazioni ci sono 6 distretti del Triveneto di cui 4 che appartengono al comparto Agro-alimentare (Mele dell’Alto Adige, Marmellate e succhi dell’Alto Adige, Vini del veronese e Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene) a cui si aggiungono la Concia di Arzignano e le Materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova.

In particolare i distretti del Trentino Alto Adige che meglio hanno superato l’inizio della crisi pandemica di marzo 2020, appartengono tutti al settore Agro-alimentare con incrementi brillanti per le Mele dell’Alto Adige (+10,8%), le Marmellate e succhi di frutta del Trentino-Alto Adige (+17,3%), i Vini distillati di Bolzano (+12,5%), i Salumi dell’Alto Adige (+8,3%), tutti trainati dagli aumenti delle vendite in Germania, principale mercato di sbocco, e le Mele del Trentino (+6,9%) sostenute da Egitto e Germania.