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Ristorazione in crisi, Claudio e Michela mettono le ruote al pub

Diciotto anni di gestione di un pub molto conosciuto a Mestre, le Due Ochette. Poi il primo lockdown, la riapertura, le nuove chiusure, la fascia gialla e poi arancione, una incertezza insostenibile e troppi costi da sostenere.

Dopo l’estate il locale non ha più riaperto: in zona circolava la voce che avesse chiuso definitivamente i battenti. Invece Claudio Pasqualetto, 51 anni, e la moglie Michela Foltran, 48, sono ritornati a bordo del loro “piano B”: un furgone attrezzato per vendere toast e club sandwich, panini e piadine.

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A farli decidere per un cambio radicale è stato anche il consiglio di una persona di famiglia: «Mia sorella è infermiera in ospedale – racconta Pasqualetto – e in estate mi ha detto che per l’autunno, fra Covid e influenza, sarebbe arrivata una seconda ondata del contagio anche peggiore della prima. Abbiamo cominciato a informarci sulla possibilità di avviare un’attività ambulante, poi abbiamo trovato un furgone che faceva al caso nostro. In altre regioni d’Italia è molto diffusa questa attività e abbiamo cominciato a ragionare se potesse funzionare anche da noi».

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Nel giro di poche settimane il pub è diventato “Cla Cla & Micky on the road”. «Giriamo di continuo» prosegue il gestore. L’importante, per rispettare le norme (regionali) del commercio itinerante, è spostarsi ogni due ore: «Magari solo di 250 metri e senza tornare al punto di partenza. Possiamo lavorare in tutta Italia. Non serviamo alcolici, e serviamo su prenotazione e asporto fino alle 22, anche adesso che siamo in zona arancione», spiega Michela.

Per acquistare un mezzo idoneo bisogna calcolare una spesa dai 20mila euro in su: «Noi ne abbiamo trovato uno quasi già a punto: abbiamo aggiunto la macchina per il caffè, la piastra per i toast, e una affettatrice», aggiunge Michela. Dopo 18 anni, la scelta di cambiare è stata quasi obbligata: per la coppia i ristori si sono fermati a 600 euro ciascuno, non abbastanza per far fronte a tasse, bollette, contributi, scadenze bancarie, soprattutto con prospettive sempre più incerte.

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Oggi il pub con le ruote si muove la mattina spesso verso Marghera, dove i camionisti che lavorano nella zona industriale hanno bisogno di mangiare un panino. Poi si spinge in località vicine, come Dosson e Peseggia, e la sera nel week end ritorna verso Mestre (il loro numero è sulla pagina Facebook di ClaClaeMicky on the road).

Le difficoltà della ristorazione ricadono anche su molte categorie di lavoratori, come quelli dei cantieri edili faticano a trovare il modo di usufruire di un pasto caldo.

In Veneto si era provveduto a permettere ai ristoranti di svolgere a determinate condizioni il “servizio mensa” per i lavoratori della zona, come previsto dal governatore Luca Zaia con un’ordinanza specifica (n.46 del 4 maggio 2020) nel tempo, però, decaduta.

E pochi giorni fa, con una comunicazione del Prefetto Pietro Signoriello, inviata alla Confcommercio di Vicenza, si è ribadito che è possibile per le attività della ristorazione servire sia il pranzo sia la cena ai lavoratori dei cantieri edili o di altra natura, ai lavoratori in trasferta che alloggiano in strutture prive di ristorante, purché alla base vi sia un contratto con l’azienda datrice di lavoro.