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Chiude a Belluno la tipografia dei foglietti domenicali da messa, tre secoli di storia

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La video lettura, la crisi dell’editoria classica, le differenti modalità di comunicazione anche nell’ambito della pastorale parrocchiale e associativa, hanno segnato la crescente crisi della “Tipografia Piave”, una delle storiche tipografie della Provincia di Belluno. Stampava, fra le altre cose, il Domenicale: il foglietto liturgico periodico religioso settimanale, iscritto al Tribunale, curato da una apposita redazione di sacerdoti e laici competenti. Nato oltre trent’anni fa per la diocesi di Belluno-Feltre, il foglietto – con la propria pagina Facebook – è stato conosciuto, apprezzato e sempre più richiesto in molte altre diocesi d’Italia. Una delle consuetudini che la pandemia ha cancellato.

Chi era e che cosa faceva

Nata per offrire un servizio alla Diocesi (Parrocchie, Enti diocesani, Associazioni e Movimenti ecclesiali), nel tempo la Tipografia aveva allargato il proprio settore di attività e si era proposta con i propri servizi anche al di fuori dei confini provinciali. Ma “malgrado i tentativi di ampliare la tipologia dei propri servizi,  la “Tipografia Piave” è stata messa in liquidazione e quindi nei prossimi mesi chiuderà l’attività – si legge ancora nella home page del sito -. In questa fase, la Direzione della tipografia si è preoccupata innanzitutto dei dipendenti e sta cercando di aiutarli ad inserirsi in altre aziende. Nel contempo la Direzione sta studiando alcune proposte da fare alla Diocesi per il proseguo dei servizi agli Uffici pastorali e alle Parrocchie”.

Con questo il comunicato ufficiale il 25 marzo 2021 è stato dato l’annuncio “che questa bella avventura, dopo più di un secolo di vita, sta volgendo al termine. Guardando al tanto di buono che è stato fatto, ringraziamo clienti, colleghi, collaboratori e amici che ci hanno accompagnato e sostenuto in tanti anni di proficua collaborazione e – speriamo – reciproca soddisfazione”.

La Tipografia Piave di Belluno è – era – una azienda con alle spalle una lunga tradizione; il suo primo torchio da stampa è del 1863.

Cambiando più volte denominazione e sede, ha vissuto in prima linea tutte le profonde trasformazioni dell’arte tipografica: dalla composizione a mano con i caratteri mobili a quella “a caldo” col piombo, dall’introduzione della stampa offset fino alle più moderne tecnologie informatiche. Una azienda con “elevate professionalità e ottime attrezzature che le permettono di offrire un servizio efficiente e completo in tutte le fasi della lavorazione: consulenza, progettazione e elaborazione grafica, impaginazione, stampa, confezionamento e spedizione. La Tipografia Piave, forte della qualità che viene dalla tradizione, guarda al futuro con impegno e ottimismo”, sono le parole che restano nella sezione “chi siamo e che cosa facciamo”.

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Le ricadute

“La chiusura della Tipografia Piave è un brutto colpo per l’economia del nostro territorio. È un pezzo importante di storia, sapienza e competenza che se ne va. Noi non siamo solo la terra delle Dolomiti Unesco, degli occhiali e del grande manifatturiero, ma anche quella che ha dato i natali a Panfilo Castaldi (medico e fra i primi tipografi in Italia) . La nostra tradizione, in questo campo, è lunga e preziosa. Serve un maggiore sforzo per preservare questo patrimonio, anche a livello politico e istituzionale”. Così Mario Zanetti, presidente della sezione Industrie cartarie e grafiche di Confindustria Belluno Dolomiti, commenta la messa in liquidazione della storica tipografia Piave di Belluno.

“Certo, in questa vicenda, hanno pesato l’evoluzione tecnologica di questi anni, l’avvento dell’era digitale, la stampa on line, cambiamenti radicali e velocissimi che hanno implicato grandi investimenti, non sempre sostenibili. Tutti fattori”, rimarca Zanetti, “che la pandemia ha ulteriormente accelerato. La tipografia Piave è stata un centro di riferimento per l’intero territorio: nata nell’Ottocento ha cavalcato tre secoli di storia, accompagnando il mondo della cultura e dell’editoria, non solo bellunese. Questo stop lascia molta amarezza”, ammette Zanetti.

“Non posso che constatare che poco si è fatto per tenere in vita queste realtà che rappresentano un comparto carico di storia, esperienza e professionalità diverse”, prosegue il presidente della Sezione Industrie Cartarie e Grafiche, che, in ultima battuta, si rivolge al mondo politico-istituzionale: “In questo momento delicatissimo, serve massima attenzione per le eccellenze dei territori. Lo stesso piano nazionale di ripresa dovrà farsene carico, individuando strumenti di accompagnamento soprattutto se guardiamo alla Transizione 4.0. Il nostro è un settore che può dare ancora molto in termini di sostenibilità e creatività”.