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E’ il momento di affrontare le ingiustizie (fiscali) che pesano sulle famiglie orfane

Se muore uno dei due genitori, i figli non sono più considerati a carico di quello ancora vivo. E  mentre una coppia riceve le agevolazioni fiscali, il genitore rimasto in vita le perde completamente e si ritrova – oltre a gestire una famiglia con uno stipendio in meno – anche a pagare più tasse. Genitori di serie B, orfani anche di uguaglianza.

Le ingiustizie che colpiscono le “famiglie vedove ed orfane” sono tante; a denunciarle una associazione, creata da tre donne che si sono ritrovate a condividere questa battaglia, e cresciuta nel tempo. E’ il momento adatto perché “dopo oltre tre decenni di silenzio assoluto sul Welfare in Italia, il Family Act e il dibattito politico sono diventati una speranza per molti cittadini italiani che come noi soffrivano la mancanza di una seria discussione volta a migliorarne la qualità”, spiega Sabrina Sagace, presidente di Una buona idea.

“L’approvazione della Legge 1 Aprile 2021 n.46 – spiega – ha come scopo la volontà di riordinare la materia delle misure a sostegno della famiglia, in particolare dei bonus che si sono susseguiti in maniera compulsiva negli anni, vuole sostenere e incentivare la natalità e le famiglie con figli a carico. Lodevole, ma già riscontriamo il persistere di quei problemi da noi sollevati negli anni, cioè la discriminazione a carico delle cosiddette “Famiglie vedove” e dei minori orfani, ovvero, di quelle famiglie in cui uno dei due genitori è deceduto precocemente, e i cui figli minori sono titolari di quota parte della pensione indiretta di reversibilità del genitore deceduto. Questi minori, essendo titolari di reddito non sono più fiscalmente a carico del coniuge superstite, che così oltre ad essere vedovo/a perde tutte le tutele (diritti/doveri), che l’ordinamento nazionale, la Costituzione (artt. 2-3-29-30-31) e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (articolo.8) attribuiscono di diritto alla famiglia e ai minori.
Di fatto se muore un genitore in Italia, la famiglia superstite perde anche lo status di famiglia e il figlio perde lo status di figlio acquisito con la nascita, (diventando un minore percettore di reddito e non un figlio orfano)”.

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L’effetto è paradossale: l’ordinamento, stralciando le agevolazioni in materia fiscale, di fatto, considera  il genitore superstite come un soggetto che non ha nessun rapporto di filiazione con il proprio figlio.  Eppure la tutela della famiglia è il fine ultimo del legislatore contemporaneo, giusto? Sabrina è abituata alle (giuste) battaglie: a Palermo è anche promotrice di Addio pizzo.  Con lei Manola, funzionaria del settore ICT e Agenda Digitale della Regione Veneto, vedova e madre di due figli (sono 5 milioni i vedovi e vedove in Italia). Al gruppo iniziale si sono aggiunte Chiara (Padova), Domi (Roma), Elisa (Reggio Emilia), Magalí (Milano).

L’associazione vuole portare soluzioni per tutte le discriminazioni subite dalle famiglie in cui a mancare è un genitore in età giovane, cioè prima della pensione, e che si ritrovano trattate come delle “non famiglie”. In sostanza, improvvisamente, tutte quelle tutele che l’ordinamento e la stessa Unione europea riconoscono alle famiglie, in termini di agevolazioni fiscali ed economiche – ma anche di solidarietà –  vengono stralciate. E il genitore superstite viene trattato come una sorta di single arricchito mentre i figli, che diventano percettori di reddito (perché una quota parte della pensione di chi è deceduto spessa a loro) non sono più a carico del genitore che resta. Anche se minorenni.

Vengono così a mancare tutte le detrazioni fiscali normalmente riconosciute a chi ha figli: ad esempio non vale più la non cumulabilità dei redditi dei genitori (che, ha stabilito la Corte costituzionale, contribuiscono entrambi al funzionamento della famiglia). Prendiamo il caso di una vedova: il suo reddito si cumula con la quota parte del marito deceduto, e può cambiare l’aliquota Irpef.

Quando Sabrina ha perso il padre aveva 20 anni e studiava Giurisprudenza: il 730 dell’anno successivo al lutto, però, era stato lo stesso una sgradita sorpresa. L’aliquota schizzata dal 23 al 39 per cento può comportare dover restituire somme elevate, anche 9mila euro,  capaci di creare una difficoltà in più. Un trauma al quale segue la scoperta che il genitore non ha più a carico i figli minori (o quelli, più grandi, che studiano all’università). Se poi il figlio è disabile, non avere più determinate detrazioni può scompaginare l’intero assetto della famiglia.

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Ingiustizie urlate da anni: l’unica cosa che sono riuscite a ottenere le tre fondatrici dell’associazione, nel 2017, è una franchigia di mille euro nella legge di bilancio per reinserire a carico figli con redditi fino a 5mila euro (4mila con la franchigia). Ne hanno beneficiato 150mila famiglie in Italia, eppure 5mila euro divisi su 13 mensilità sono cifre davvero basse: assurdo penalizzare per questo chi ha già sofferto.

La battaglia ora è per fare considerare gli orfani semplicemente figli, non percettori di reddito, a meno di non voler punire ulteriormente chi ha perso un genitore facendogli perdere qualunque beneficio, dagli 80 euro di Renzi agli assegni che si avrebbero mensilmente con lo stipendio per i figli a carico. Nessuna detrazione, nessun abbattimento dell’imponibile Irpef. Di fatto, ha detto recentemente anche il presidente dell’Istat Blangiardo, sono due le cause di impoverimento delle famiglie italiane: la nascita di un figlio o la perdita di un genitore. Ecco perché – è la battaglia in corso – il legislatore deve mettere mano a queste situazioni: assurdo distruggere e non tutelare l’economia delle famiglie che dovrebbero essere considerati soggetti deboli.

Perché trattare in modo diverso vedove e orfani? Considerando che si contano circa 600mila morti precoci all’anno, su quante famiglie ricade questa pena? L’associazione ne stima oltre un milione, e con la pandemia si teme un ulteriore innalzamento. E poi ci sono leggi come la Dini 335/95 sulle pensioni indirette che – nate in un contesto sofferenza economica – sono estremamente aggressive nel decurtare pensioni che fanno cumulo con il reddito del superstite, con decurtazioni della reversibilità fino al 50%.

Una possibilità di intervenire c’è, ed è legata ai decreti attuativi del Family act. Ora l’assegno universale che dovrebbe appunto mettere ordine fra i diversi provvedimenti adottati negli anni ha come prerequisito il figlio a carico: servirebbe dunque un decreto attuativo che considerasse gli orfani a carico del genitore.  Dunque questa è l’occasione: la legge 46 del 2021 (family act) fissa infatti dei principi che poi andranno chiariti da decreti attuativi per mantenere fede ai principi della norma rendendola praticabile. Se è solo per figli a carico, nel decreto attuativi andrà precisato che vale anche per figli che percepiscono una quota parte di pensione di un genitore che non c’è più.

Ma ci sono anche altre ingiustizie: se una donna sola con un figlio piccolo vuole rimettersi  a lavorare, ad esempio, può dover decidere fra part time e full time perché guadagnare troppo potrebbe penalizzare fiscalmente lei e suo figlio. Perché non dare invece loro una priorità nella ricerca di un lavoro? E questa sarà un’altra battaglia da combattere.

Per informazioni: su facebook
Email: famiglievedove@gmail.com

  • Barbara Ganz |

    incredibile, mi dispiace molto. B

  • VALERIA CATTANEO |

    Io ci sn passata, vedova a 40 anni con un figlio di 10: ns di noi 2 ha mai potuto scalare fiscalmente nè le spese mediche (mio figlio ha avuto un tumore) nè qlle universitarie (x le qli, naturalmente, sommando il mio stipendio alla riversibilità, eravamo in prima fascia)!!! Ora è passato molto tempo, ma allora mi ricordo che anche i CAF mi consideravano sprezzantemente una “single privilegiata”!!!

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