Ex dipendenti e imprenditori: nasce la Cooperativa nuova Colorama

Sette lavoratori, di cui 4 ex dipendenti, per far rinascere la ex Tipografia Colorama di San Donà di Piave, finita in una crisi innescata dal Covid e consumata negli anni successivi.

Tipografia Colorama, è diventata Cooperativa nuova Colorama, grazie al supporto e al coordinamento di Confcooperative Veneto e all’investimento in prima persona dei lavoratori che hanno così potuto continuare e portare avanti l’azienda nella nuova veste di soci lavoratori della cooperativa.

La storica azienda del sandonatese, a causa della pandemia, era infatti entrata in una crisi che avrebbe portato, oltre alla perdita del lavoro per l’intero organico, alla definitiva dispersione di un know how costruito in diversi anni di attività. L’attività è già ripartita nel migliori dei modi tanto che sono già in programma nuove assunzioni nei prossimi mesi.

Una modalità nuova per risolvere nel migliore dei modi una crisi aziendale garantendo nello stesso tempo un futuro alla precedente realtà imprenditoriale del territorio e una continuità occupazionale ai lavoratori impiegati. A presentare ufficialmente la nuova realtà c’era l’assessore alla formazione e al Lavoro della Regione del Veneto Elena Donazzan.

La nascita di una cooperativa per il tramite di un’operazione di Workers BuyOut – WBO – queste le parole dell’assessore – rafforza la mia convinzione che il primo valore aggiunto delle nostre imprese è rappresentato dai suoi lavoratori. E’ con grande interesse che visito La Nuova Tipografia Colorama Società Cooperativa e conosco i suoi soci, ringraziandoli per aver voluto difendere, con il supporto di Confcooperative, il patrimonio produttivo dell’azienda in cui prima lavoravano da dipendenti. Ribadisco infine il mio impegno affinché queste tipologie di risoluzione di una crisi aziendale trovino il doveroso sostegno da parte delle Istituzioni”.

Gabriele Pellizzon, presidente della Nuova Tipografia Colorama società cooperativa, racconta come è andata: “In un momento difficile abbiamo avuto notizia della possibilità di questo percorso. E’ stato difficile decidere di intraprendere questa strada, abbiamo parlato tra di noi, ci siamo confrontati sulle molte difficoltà che avremmo dovuto affrontare, abbiamo chiesto una mano a Confcooperative, abbiamo riflettuto e abbiamo alla fine deciso di lanciarci in questa avventura. Non tutti, alcuni ex colleghi hanno infatti deciso di uscire e cercare nuove occasioni di lavoro, ma in 4 abbiamo preso coraggio e siamo andati dal notaio a costituire la cooperativa. E’ stato emozionante il giorno in cui siamo entrati in tipografia come soci della nuova cooperativa. Siamo entrati nello stesso capannone, abbiamo acceso le stesse macchine e abbiamo iniziato ad eseguire le nostre attività quotidiane, come un giorno qualsiasi. Tutto era uguale eppure era tutto diverso. Eravamo noi diversi. Eravamo diventati responsabili in prima persona del nostro lavoro, delle sorti della cooperativa; una sensazione difficile da descrivere per chi non l’ha vissuta in prima persona.

Non sono stati mesi facili; “Non sono mancate notti insonni e ricche di preoccupazioni ma, nonostante ciò, la cooperativa è riuscita a mantenere la clientela della vecchia ColoramaNon sarà semplice confermare il milione di euro di fatturato della vecchia Colorama già il primo anno di attività, ma ci proveremo. In questa fase di avvio stiamo cercando di iniziare un processo di ammodernamento delle macchine che abbiamo oggi in tipografia, e stiamo cercando di ottimizzare i processi produttivi così da aumentare la reddittività dell’azienda. Abbiamo iniziato, vogliamo andare avanti e crescere sempre di più, facendo il lavoro che meglio conosciamo, nel luogo che ci ha visto lavorare assieme per anni

Il modello del workers buyout consente di affrontare e risolvere crisi industriali in maniera proattiva  tramite percorsi di autoimprenditorialità dei lavoratori coinvolti che da “dipendenti” diventano “soci-lavoratori” della cooperativa detenendone la proprietà e partecipando alle sua governance.

Il WBO – spiega Daniela Galante, segretaria generale di Confcooperative Veneto  – rappresenta una sfida nell’attuale mondo del lavoro, una scommessa per mantenere la centralità del lavoro e di coloro che hanno maturato competenze ed esperienza difendendone e valorizzandone il rapporto con il contesto territoriale ed economico di riferimento. Può essere dunque una risposta ai rischi e alle degenerazioni a cui spesso assistiamo nel mondo del lavoro riconducibili a fenomeni quali ad es la Gig economy e un’economia sempre più globale: una alternativa a fenomeni quali le delocalizzazioni o la precarietà del lavoro, mettendo al centro la valorizzazione delle esperienze e della professionalità dei lavoratori maturate nel territorio”.

 

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